Appunti
di storia greca antica
Le
origini ...
Pare che verso la fine del III millennio a.C. alcune popolazioni (Achei, Ioni, Eoli) siano migrate nella penisola greca, dando vita intorno al 1700a.C, inizialmente nel Peleponneso, alla cosiddetta civiltà micenea. I sui centri principali furono Micene, Pilo, Tirinto, Lacedemone (Sparta) nel Peleponneso; mentre nel resto della penisola Atene, Tebe, Orcomeno, Gla.
Nel cuore del mar Mediterraneo già esisteva la civiltà cretese: Cnosso, Festo, Mallia e Zakro conservano i resti dei palazzi cretesi.
Accanto alle prime tombe dei guerrieri micenei invece non è stato ritrovato alcun palazzo dello stesso periodo. I palazzi micenei di Micene, Pilo e Tirinto furono costruiti alla fine del periodo miceneo. La città non ebbe mura fino al XIII secolo a.C. e nello stesso periodo fu incendiata.
La civiltà cretese ebbe in Cnosso il sul centro principale e il palazzo che ivi sorse fu costruito su un sito abitato già da 4000 anni.
La
civiltà
cretese e il mito di Minosse. "La leggenda narra che Zeus
si trasformò in
toro per rapire la bella Europa, da quell’unione nacque Minosse,
primo re di
Creta, giusto , mite ed ispiratore di leggi eccellenti. Purtroppo
essendosi
inimicato Poseidone, per averlo trascurato nei suoi sacrifici, per
punirlo il
dio ispirò nella moglie di Minosse, Pasifae, un amore per il
toro, la bestia
che non gli era stata sacrificata. Dall’unione della regina con
il toro fu
generato il Minotauro: un mostro dal corpo di uomo ma con la testa di
un toro.
Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel cuore del suo palazzo, il
labirinto
costruito da Dedalo. Ogni 9 anni Atene, che si era resa colpevole della
morte di
un figlio di Minosse, doveva pagare un pesante tributo: 7 fanciulle e 7
ragazzi
dovevano essere dati in pasto al Minotauro. In seguito l’eroe
attico Teseo
uccise il Minotauro."
Questa leggenda, tramandataci sia da Erodoto che da Tucidide, ripercorre in chiave mitologica la parabola della civiltà cretese. Infatti si può far derivare il nome Minosse da minos, termine con cui si designavano i re cretesi; inoltre il sovrano era il sacerdote del dio toro, il cui culto era praticato in tutta l’isola e in suo onore erano organizzate le tauromachie: manifestazioni sportive-religiose. Il tributo imposto ad Atene alluderebbe al dominio esercitato da Creta sulla Grecia nei primi secoli del II millennio a.C. Per quanto rigurada l’interpretazione del labirinto Evans propone di intendere il greco labyrinthos come "casa dell’ascia bipenne" e lo identifica con il palazzo reale di Cnosso. Gli scavi rivelarono infatti una struttura articolata in un groviglio di corridoi e appartamenti a diversi livelli, ove i muri portavano spesso graffita la doppia ascia, lybris. Infine l'impresa dell'eroe Teseo segnerebbe il termine del periodo di sudditanza ateniese e la caduta dell'egemonia cretese determinata probabilmente anche da un disastro naturale, l'esplosione del vulcano dell'isola di Santorini, nel corso del XVI secolo a.C. e a possibili fenomeni tellurici.
Così dal 1400 a.C. la civiltà acheo-ionica subentra a quella cretese prima nelle isole egee e, in seguito, nelle coste dell'Asia Minore. L'Iliade di Omero ne costituisce una testimonianza, narrando la guerra delle genti "micenee", achei in testa, contro una fiorente città dell'Asia Minore, Ilio.
Verso il 1200 a.C. nuove ondate migratorie posero fine alla civiltà micenea.
[Erodoto-Storie, Libro I] "Spartani e Ateniesi prevalsero all'interno dei loro gruppi etnici, rispettivamente il dorico e lo ionico. Il popolo ionico era di antica origine pelasgica; mentre il popolo dorico era di origine ellenica; i Pelasgi non si erano mai mossi dai territori che occupavano, i Dori invece avevano compiuto numerosi spostamenti."
Gli ioni e quindi i Pelasgi possono quindi essere considerati un popolo stanziato nell’Ellade da più lunga data.
I Dori "al tempo del re Deucalione abitavano la Ftiotide, al tempo di Doro figlio di Elleno la regione detta Estiotide alle falde dell'Ossa e dell'Olimpo; cacciati dalla Estiotide ad opera dei Cadmei si erano stanziati a Pindo con il nome di Macedni. Da lì ancora si trasferirono nella Driopide e infine dalla Driopide passarono nel Peloponneso, dove assunsero il nome di Dori”.
I Pelasgi parlavano una lingua “barbara”.
“Se dunque i Pelasgi erano di lingua barbara, allora gli Attici, Pelasgi di stirpe, una volta divenuti Greci dovettero anche cambiare il modo di esprimersi”.
Secondo Erodoto sembra che “il gruppo degli Elleni fin dalla sua origine abbia sempre parlato la stessa lingua: staccatisi dai Pelasgi, erano deboli e poco numerosi, ma poi, estendendo il proprio dominio, crebbero fino all'attuale moltitudine di popolazioni, grazie ai continui apporti di Pelasgi, soprattutto, e di altre etnie barbare”.